
7.08.2008
Un grande atleta del passato per le Olimpiadi del futuro. L’Atleta di Taranto vola a Pechino per gli imminenti Giochi Olimpici. In Cina arriveranno le anfore panatenaiche deposte 25 secoli fa agli angoli del suo sarcofago. In Cina, per la verità arriverà una replica in resina del celebre campione della Magna Grecia. Lo scheletro originale resta in Italia, dove è ancora sottoposto ad indagini di paleomedicina.
In partenza per Pechino sono anche le anfore, che rappresentavano il prezioso premio per la vittoria ai giochi. Saranno esposte al Museo di Pechino per l’inaugurazione dei Giochi. Le anfore, in origine erano quattro, ma di una furono rinvenuti solo frammenti poco leggibili. Le altre tre datate fra il 500 ed il 480 a. C., riportano scene che riguardano differenti competizioni: il pugilato, il pentathlon e la corsa con le quadrighe.
La tomba tarantina è così celebre anche perché è l’unica sepoltura intatta di atleta dell’intero mondo greco. Quando la tomba fu ritrovata, nel dicembre 1959, in via Genova si pensò fosse stata scoperta la sepoltura di Icco, il grande atleta tarantino, olimpionico nel Pentathlon nel 444 a.C., filosofo pitagorico, fondatore della Medicina dello Sport e, in età matura, grande «allenatore» di campioni. Poi, le indagini paleopatologiche hanno appurato un’altra verità. L’Atleta morì poco meno che trentenne, quasi certamente per uno squilibrio metabolico dovuto ad una dieta iperproteica che sconfina in quello che oggi chiameremmo doping. Il campione che sarà a Pechino per i Giochi si alimentava quasi soltanto di carne, oltreché di molluschi e crostacei che probabilmente raccoglieva, immergendosi nelle acque del Golfo e di Mar Piccolo. Stando ai risultati delle ricerche scientifiche ne consumava davvero molti, perché nelle sue ossa c’è un’alta concentrazione di arsenico.
Ma la questione più dibattuta è un’altra, ovvero, se l’Atleta di Taranto abbia veramente conseguito le vittorie alle Panatenee in quelle specialità. Se fosse vero, si tratterebbe di una sorta di superuomo, un atleta completo e imbattibile, o se le anfore vinte avessero solo valore simbolico. Potrebbero in questo caso rappresentare la vocazione agonistica del sepolto.
Taranto greca, colonia di Sparta che faceva del culto del corpo una legge, aveva in grande considerazione gli atleti e lo sport. Lo provano le numerose, fastose sepolture di atleti e tante fonti scritte.
I tarantini vittoriosi nelle antiche Olimpiadi sarebbero stati secondo i cataloghi di Olimpia otto, con nove complessive vittorie; e Taranto, fra le città della Magna Grecia e Sicilia greca, è la terza per numero di olimpionici, dietro Crotone (venti) e Siracusa (tredici).